Theodor Storm, MIO CUGINO CRISTIANO

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Theodor Storm, MIO CUGINO CRISTIANO, traduzione e Nota, pp.5-12, di Alfio Cozzi, Milano, Rizzoli B.U.R, 1953, pp.1-266

 


p.15  In San Giorgio @ 1867

p,50  Un viaggio all’isolotto

p.77  Mio cugino Cristiano @ 1872

[ p.103  Viola tricolor]

p.133  Paolo il burattinaio @ 1874

p.183  L’asilo silvestre

p.236  Un musicista modesto


In San Giorgio

La prima parte della storia è narrata da una vecchia governante, Agnese Hansen, che passa i suoi ultimi anni nell’ospizio di S. Giorgio, a Husum. Ella era stata fidanzata col figlio d’un artigiano, Harre, amore troncato dalla sventura: il padre di Agnese, traviato dalla leggenda che in fondo alla sua cisterna giaccia un antico tesoro, sprecati per portarlo alla luce tutti suoi averi, è costretto a dichiarare il falllmento della propria azienda e il fidanzato di Agnese deve abbandonarla. Egli racconta che, lasciata Agnese, aveva lavorato presso una famiglia. Ammalatosi gravemente il padrone, avendo egli dovuto promettergli sul suo letto di morte che non avrebbe abbandonato la famiglia, i figli l’avevano indotto a sposare la loro madre, ed egli aveva ceduto, divenendo infelice perché non aveva mai dimenticato Agnese. Quando la moglie stessa lo spinge ad andar a trovare l’antica fidanzata, è troppo tardi, perché il giorno prima del suo arrivo Agnese è spirata.


Mio cugino Cristiano

I personaggi del racconto: Il cugino Cristiano; la vecchia Carolina, ‘drago di casa’, entrata in famiglia come bambinaia del piccolo Cristiano; la giovane Giulia, una lontana parente di Cristiano, fatta arrivare per dar man forte a Carolina, che Cristiano prenderà in moglie.


<Il pranzo offerto, da celibe, da Cristiano a parenti e conoscenti>

“..Era venuto il novembre. Gli alberi erano nudi, il giardino deserto, ma la dispensa e la cantina erano piene, e le serate s’erano fatte intime e lunghe: la festa di famiglia, alla quale s’era tanto pensato, stava per divenire realtà..Una domenica, finalmente, il grande pomeriggio venne..

L’allegria seguitò a crescere. Quando, a fine del pranzo, fece il giro il grosso marzapane, dove era raffigurato il municipio di Lubecca con tutta la piazza del mercato, mentre la prozia s’accingeva a tagliarlo delicatamente, mio cugino fece cavar fuori dall’angolo polveroso le  tre bottiglie di Johannisberger ereditate dal padre. Ciò rese ancor più lieti giovani e vecchi, anche perché dalla sala nessuno sentì il rabbioso monologo con cui la vecchia Carolina si sfogava ciabattando per le scale di cantina..”


<Il ‘drago di casa’>

“..La mattina d’un venerdì sera entrò, come al solito, in camera di Giulia per portarvi una bottiglia d’acqua fresca.

Per la smania di metter in ordine, incominciò a guardare di qua e di là, come sempre, e siccome nessun altro oggetto colpì la sua attenzione, tanto per appagare un desiderio che non la lasciava in pace, prese un abito della signorina che era appeso a sinistra della porta per riattaccarlo a destra. Durante la manovra, cadde dalla tasca dell’abito un fazzoletto bianco piegato che, dalle iniziali, riconobbe subito per indiscutibile proprietà del dottore suo padrone. Che voleva dire questo? come aveva fatto quel fazzoletto a finire nella tasca della ragazza? Restò così sorpresa che quegli occhi tondi parevano schizzarle via dal capo. D’un tratto fu come se una luce improvvisa piombasse sul filo dei suoi pensieri: il sultano - lei lo sapeva perché gliel’aveva raccontato suo nipote che era marinaio - quando voleva sposare una ragazza, le mandava come staffetta il suo fazzoletto. E il suo padrone, il dottore - non era vero forse? - aveva una gran passione per le turcherie. Fumava tabacco turco, l’estate prima aveva seminato i fagioli turchi…tutto turco, per farla breve! Una supposizione, nel cervello della vecchia, dava la caccia all’altra. E poi - Dio del cielo! - quella camera era separata dallo studio del dottore soltanto da uno sgabuzzino che faceva da ripostiglio..Il dottore non lo conosceva il mondo: se avesse finito davvero con lo scapparci un matrimonio!..Ma lei, la vecchia Carolina, gli occhi voleva tenerli aperti. E come aperti..”


Paolo il burattinaio

Paolo il burattinaio è il soprannome d’un tornitore di Husum. Egli racconta a un suo giovane allievo come conobbe e sposò Lisetta, figlia di burattinai ambulanti, giunta col suo carretto a dare rappresentazioni nella città di Paolo. Il ragazzo, entusiasta di quelle commedie di marionette, stringe amicizia con la piccola Lisetta, che lo conduce a vedere di nascosto tutti i burattini e gli lascia toccare quello da lui preferito, Gaspare il Salsicciolo, e in una notte di luna resta chiusa con lui nel teatro, fra i burattini. Senza accorgersi, egli guasta il meccanismo di Gaspare; per paura del castigo, i due fanciulli si nascondono in una cassa  dietro il teatro. Ritrovati dai genitori e perdonati, la loro amicizia si stringe ancor più; finché i burattinai partono. Molti anni dopo, Paolo ritrova per caso Lisetta, a cui hanno arrestato il padre, falsamente sospettato di furto. Paolo interviene per far liberare il padre, sposa Lisetta e la conduce con sé nella città natia, insieme col padre. Ma il vecchio, preso dalla nostalgia della sua arte, vuole presentare ancora il suo repertorio al pubblico. Ma I figli di Schmidt il Nero, un tornitore suo concorrente, trasformano la rappresentazione in un pandemonio. Il buon vecchio, addolorato, vende tutte le sue marionette e poco dopo muore.