Theodor Storm, RENATA

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Theodor Storm, RENATA, traduzione e Nota, pp.5-14, di Alfio Cozzi, Milano, Rizzoli B.U.R., 1956, pp.1-384

 


[p.15  Psiche]

p.46  La casa a sinistra

[p.75  Aquis submersus]

p.147  Il curatore Carstens @ 1878

p.208  Renata @ 1878

p.266  Gioia di boschi e d’acque

p.319  La birreria @ 1879

[p.348  I figli del senatore]


“Anche per questo terzo volume, in mancanza d’un titolo originale, si è adottato quello di una delle più significative novelle in esso contenute: Renata”: Nota, p.14


Il curatore Carstens

Il racconto racchiude dolorosi riflessi autobiografici. Il protagonista è quasi il ritratto vivente dell’autore, e Enrico lo è del figlio di lui, Hans, il quale, studente in Medicina, datosi all’alcool nel periodo universitario, angosciò per il suo vizio la vita del padre ed infine lo precedette nella tomba.


Renata

Il pastore evangelico Josias, in un vecchio manoscritto che lo Storm finge d’aver trovato, narra la storia del suo amore per Renata, figlia d’un ricco contadino dello Holstein. Tanto Renata che suo padre sono sospettati di magia dai contadini ignoranti e superstiziosi. Josias deve promettere al suo padre morente che non sposerà mai Renata. La rivede soltanto al momento della morte, quando essa, diventata ormai vecchia, viene ad assisterlo nella solitudine e ne raccoglie l’ultimo respiro.


La birreria

Sul conto d’un fabbricante di birra di Husum si sparge la voce popolare che abbia utilizzato, alla bisogna, il dito d’un giustiziato, che, dopo accurato esame compiuto dal farmacista locale, risulta essere solo un grumo di feccia indurito, che aveva preso la forma d’un pollice umano.