Fiodor M. Dostoevskij, RACCONTI E ROMANZI BREVI, Vol.III°

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Fiodor M. Dostoevskij, RACCONTI E ROMANZI BREVI, Vol.III°, Nota, pp.721-730, di Maria Bianca Gallinaro, Firenze, Sansoni, 1955, pp.1-731

 


[p.1  Note invernali su impressioni estive (1863)]

p.83  Memorie del sottosuolo (1864), traduzione di Ettore Lo Gatto

p.207  Il coccodrillo (1865), traduzione di Assia Nebuloni

p.251  Il giocatore (1867), traduzione di Silvio Polledro

[p.409  L’eterno marito (1870)

p.573  Racconti dal “Diario di uno scrittore” (1875-1877)]


<Memorie del sottosuolo>

Scritto sotto forma di monologo, diviso in due parti. Nella prima - barbosa - l’uomo esprime quasi fantasticando l’idea che l’anima è irrazionale, che nessun sapere, nessuna cultura può sostituirsi ad essa; nella seconda - barbosa - racconta alcuni episodi della sua vita atti a confermare la teoria. Un giorno egli ha incontrato a un banchetto alcuni vecchi compagni e con loro è andato a finire in una casa di tolleranza, dove, smaltita l’ubriacatura, fa il moralista con una giovane, Liza, lasciandole il suo indirizzo, perché venga da lui se ha desiderio di rigenerarsi. Dapprima ella non viene, ma una sera finalmente compare; egli allora è preso da rimorsi e piange; e, trascorsa la notte, caccia la donna, mettendole in mano un biglietto da cinque rubli. Ella fugge ed egli s’accorge che il danaro è stato da lei lasciato e di nuovo tenta di richiamarla, senza risultato.


<Il coccodrillo>

“Una birichinata puramente letteraria, scritta unicamente per ridere.” scrive Dostoevskij nel Diario di uno scrittore del 1873.

Un piccolo funzionario di Pietroburgo accompagna a un negozio nel Passage in cui un tedesco espone dei pappagalli, un gruppo di scimmie e, in una vasca, un coccodrillo Elena Ivanovna e suo marito, il collega Ivan Matveic, che, fatto col guanto il solletico al naso del rettile, ne è afferrato e inghiottito. I giorni seguenti, dall’interno del coccodrillo, giunge la voce di Ivan Matveic: “ - Suppongo che il tedesco acconsentirà a portarmi ogni tanto, insieme col coccodrillo, nel brillante salotto di mia moglie. Io mi erigerò nella cassa in mezzo al magnifico salone e farò fioccare i motti di spirito, che avrò preparato fin dalla mattina. All’uomo di stato comunicherò i miei progetti, col poeta parlerò in rima, con le signore sarò divertente e moralmente grazioso, in quanto del tutto innocuo per i loro mariti. A tutti gli altri servirò d’esempio di rassegnazione al destino e al volere della Provvidenza..Non ho mai volato con lo spirito così in alto come ora. Nel mio angusto rifugio temo una cosa sola: la critica letteraria delle grosse riviste e i fischi dei nostri giornali satirici. Temo che i visitatori frivoli, gli sciocchi e gli invidiosi e, in generale, i nichilisti mi deridano. Ma io prenderò misure preventive. Con impazienza aspetto di conoscere domani i giudizi del pubblico e soprattutto l’opinione dei giornali..-”.


<Il giocatore>

Aleksej Ivanovic racconta in prima persona d’esser stato all’estero, nell’immaginaria cittadina di Rulettenburg, precettore in casa d’un generale, che aspettava l’eredità d’una sua vecchia zia disabile. Invece, improvvisamente, arriva la zia in persona, che diventa fanatica del gioco e perde quasi tutta la sua sostanza, assistita da Aleksej, che, incapace di resistere all’attrazione della roulette, finisce per diventare giocatore di professione.

Romanzo piano, qua e là delizioso e moderno. D. volle qui descrivere un’amara esperienza da lui vissuta durante il suo soggiorno all’estero: quella della passione per il gioco, che lo portò a indebitarsi e a tornare in Russia in miseria.